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1244 - 1994 anniversario MISERICORDIA DI FIRENZE
immagini fotografiche per il numero speciale del 750° Anniversario della Misericordia

La data di nascita della Misericordia di Firenze si legge in un codice scritto nel 1361 e tuttora conservato. Risulta essere il 1240, ossia, in cifre romane come si usava allora, il MCCXL.
Ma non è esatta! Il tempo o l'acqua hanno cancellato altre due cifre e la data giusta è il MCCXLIV, cioè il 1244. Poca differenza, comunque: sono sempre sette secoli e mezzo di vita ininterrotta, fino ad oggi.
E che vita! Tra decine di pestilenze, carestie, colera, tifo, febbre spagnola, inondazioni, bombardamenti, per parlare solo delle grandi disgrazie collettive.
Ma ci sono sette secoli e mezzo di soccorso anche ai singoli, alla famiglie, accorrendo prima a piedi ed ora con le ambulanze attrezzate, sempre con l'impegno all'imitazione di Cristo, nel suo atteggiamento verso ogni sofferenza: la Misericordia.

Sempre dagli scritti del 1361 risulta che questa Confraternita "fu detta e cominciata per lo Beato Messer Santo Pietro Martire dell'Ordine dei predicatori". Pietro da Verona fu detto Martire perchè assassinato nel 1252 a Barlassina, tra Milano e Como, in un agguato di càtari e ghibellini, tipico di quell'epoca fitta di conflitti politico-religiosi a mano armata.

La Misericordia di Firenze nasce dunque, come moltissime altre associazioni laiche di quei secoli, a seguito di una campagna di presicazione, in un clima di risveglio religioso e di stimolo all'iniziativa dei laici.
Da essa prendono poi vita le Fraternite della Misericordia di Toscana e di altre regioni, sicchè quella fiorentina, col titolo di "Arciconfraternita", è considerata la madre di tutte le misericordie d'Italia.
Le "figlie" più antiche sono la Misericordia di Siena (1250), seguita da quelle di Pontremoli (1262), di Rifredi (1280), di Volterra (1290), di Montepulciano (1303), di Pisa (1330).

Una delle prime grandi prove affrontate dai Fratelli della Misericordia di Firenze fu la peste del 1325: la mortalità era così alta che, per non intimorire gli infermi, non si suonavano più le campane a morto nè si rendevano pubblici i numeri dei decessi.
Quando scoppiavano le epidemie (e ogni generazione ne subiva almeno due o tre) i Fratelli della Misericordia accorrevano con le loro barelle per raccogliere i malati e portarli negli ospedali e nei lazzaretti; cercavano i morti (spesso lasciati soli dalla fuga dei familiari impauriti) per rendere loro le onoranze funebri e seppellirli.
Quando passavano per le strade, un fratello veniva mandato avanti con un campanello, il cui suono avvertiva i passanti di non avvicinarsi, per evitare il contagio.

Il volontariato delle Misericordie si ispira al Vangelo e il modello di comportamento dei fratelli è il Buon Samaritano.

Dai facchini di un tempo si è passati alle equipe mediche, dalla zana agli impianti mobili di soccorso, ma lo spirito è sempre rimasto immutato.

Foresto Niccolai
Collegio dei Conservatori della Arciconfraternita della Misericordia di Firenze

 
 
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