EZIO ANDRETA L'innovazione nel modello di sviluppo della nuova Europa
Presidenre A.P.R.E.
A livello europeo c'è un legame, una filosofia di fondo, ma soprattutto una volontà a generare dei cambiamenti radicali per migliorare il modello di sviluppo odierno.
Inizierei con alcune analisi:
- in quale situazione stiamo vivendo
- quali cambiamenti si stanno preparando
- La situazione
Si può partire dai recenti dati del Fondo Monetario: considerando in 180 paesi la crescita del PIL negli ultimi 10 anni, l'Italia è 179esimo posto, cioè in 10 anni l'Italia è cresciuta del 2,48%. Considerando l'inflazione del periodo, si comprende il livello netto della crescita.
Inoltre, per la ricchezza procapite, fatto 100 il PIL individuale nella media europea, nel 2000 l'Italia era 119, oggi è intorno a 100.
Se consideriamo lo sviluppo mondiale, il mondo cresce mediamente del 4-5% all'anno, costantemente. Ma la media significa che alcuni crescono del 10-12%, altri stagnano, altri regrediscono fino al 5%.
Ora ci rendiamo conto che la competitività e la produttività che avevamo negli anni '90 erano assai diverse da quelle di oggi.
Un' altra novità riguarda la relazione fra la crescita odierna e la progressiva perdita dei posti di lavoro.
Il modello economico che è sfociato in questa ultima crisi comporta bassa crescita e aumento della disoccupazione.
Ci sono inoltre due fattori finanziari da tener presente: il primo è il problema dell'inflazione, dovuto alla liquidità immessa nel sistema per bilanciare i deficit degli stati, che però non ha rinforzato l'economia reale, ma si è reimmessa nel sistema finanziario; il secondo è la crescita dei salari in Cina, che ha portato ad un imprevisto rialzo dei prezzi dei beni in tutto il mondo.
Le banche centrali hanno reagito, prima alzando i tassi ritenendo che fosse un problema nella massa di liquidità, poi sono corse ai ripari abbassando nuovamente i tassi, riconoscendo che il problema era di altro genere.
Infine, in Europa ci sono 73 milioni di persone sotto la soglia di povertà, che è calcolata al 60% del reddito medio di quel paese. Risulta così che tutti i precari italiani sopravvivono sotto la soglia di povertà in Italia, che corrisponde a 1.200 euro.
- Quale cambiamento si sta avvicinando?
Qual'è la vera grande sfida che oggi hanno l'Italia, l'Europa, il Giappone e, secondo me un po' meno, gli Stati Uniti?
E' la sfida di una scelta giunta al crocevia, in cui la croce è davvero il simbolo di sofferenza: la scelta se privilegiare il modello di crescita economica o quello di sviluppo sociale.
Se decidiamo di persistere nel vecchio modello di crescita economica, ci allontaniamo dalla direzione del vero sviluppo. La salvaguardia del vecchio modello economico è un mix di soluzioni che disfano poco a poco il welfare sociale già raggiunto.
Il modello dell'Europa 20 20 è composto da tre pilastri:
- la centralità dell'uomo, inserito nella crescita responsabile che è in grado di rispondere ai suoi bisogni
- la sostenibilità, cioè la capacità di utilizzare le materie prime in un altro modo, riducendo i consumi generali
- la coesione sociale, e principalmente ridurre il divario tra ricchi e poveri, diminuendo per esempio il numero dei 73 milioni di individui al di sotto della soglia di povertà, che può portare a grossi problemi sociali.
- Il passaggio da una economia di risorse ad una economia di conoscenza
L'Europa ha deciso di cambiare modello economico.
Intanto, qual'è il modello adottato finora?
Il modello attuale è basato sull'utilizzo massiccio delle risorse: umane, finanziarie e di materie prime. Grandi risorse per ottenere poco prodotto, con grande spreco produttivo.
Il modello futuro sarà basato sulla conoscenza, totalmente differente dal precedente. Ha in comune con esso soltanto le persone, ma utilizzate in modo totalmente differente.
Il sistema tradizionale produce quantità: l'industria odierna per sopravvivere deve produrre sempre più prodotti tutti uguali a sempre più basso valore aggiunto, allo scopo di ottenere prezzi sempre più bassi, sfruttando grossi investimenti.
Il vecchio sistema è basato su tre fattori: capitale, materie prime, lavoro. La produzione consuma molta energia ed il lavoro umano è sempre più in competizione con il lavoro della macchina, e non a caso il perfezionamento delle catene di montaggio si è raggiunto nei paesi dove i costi sociali sono più elevati.
Il nuovo sistema produce pochi prodotti di alta qualità ed utilizza solo due fattori per la produzione, il capitale e la conoscenza, contrapponendo un sistema dematerializzato ad uno precedente estremamente materiale. Il prodotto deve rispondere alle esigenze del cliente, quindi comprende l'alto valore del servizio, il grande valore aggiunto.
Si consideri che oggi la conoscenza viene sfruttata soltanto per la produzione lineare, allo scopo di abbassare i costi.
La nuova industria fa pochi investimenti in capannoni e macchine ma fa investimenti sulle nuove idee per concepire nuovi prodotti.
L'approccio nell'epoca della conoscenza è la complessità, non la linearità.
- Il passaggio da una economia industriale ad una economia sociale
Quando si attraversa un'epoca di transizione, è necessario condividere l'esperienza con i compagni di percorso, un po' come Mosè quando attraversò il Mar Rosso. Lui aveva chiaro l'obbiettivo, ma doveva condividerlo con il suo popolo.
Il percorso lungo richiede una condivisione di strategie e di obbiettivi, attraverso una cultura di innovazione che si sviluppa secondo una road map nella quale si deve indicare cosa va fatto annualmente, e poi va verificato se viene fatto. A differenza dei tempi di Mosè, oggi tutti siamo dei Mosè, perchè ognuno deve condividere una parte dell'innovazione.
Tutti siamo implicati nel passaggio dal vecchio sistema al nuovo. Nessuno può sottrarsi, affidarsi passivamente ad un leader. Tutti significa l'industria, il sistema finanziario, le autorità pubbliche internazionali e locali, i cittadini e naturalmente chi produce conoscenza.
La partita del cambiamento e dell'innovazione è dunque una partita giocata in cinque. La prima azione consiste nel capire da dove si parte e dove si arriva: è una questione innanzitutto culturale. Durante la road map si troveranno problemi e irrigidimenti, a tutti i livelli, soprattutto sociali. Questo suggerisce di praticare un cambiamento graduale, sfruttando strumenti come la cassa integrazione, per ammortizzare i dislivelli fra i due sistemi.
Ma le persone in cassa integrazione vanno riqualificate e preparate per il successivo reinserimento nel nuovo sistema.
C'è bisogno di una visione a monte del percorso, per evitare i disastri che sono oggi sotto gli occhi di tutti.
Oggi siamo al passaggio dall'economia industriale, che ci ha caratterizzato fino ad ora, a quella sociale.
L'economia industriale ha fatto da traino allo sviluppo della società, ha dato benessere e ricchezza, ma oggi non è più sostenibile: è la conoscenza che diventa il traino dello sviluppo della società da oggi al futuro.