PIERO LUIGI VIGNA Economia, Impresa, Responsabilita' Sociale, Codice Etico d'Impresa
Procuratore della Repubblica
Per introdurre storicamente la relazione fra etica ed economia, perchè l'impresa è una attività economica, bisogna ricordare che Adam Smith, considerato il padre dell'economia moderna, era professore di Filosofia Morale all'Università di Glasgow.
L'economia è stata considerata per lungo tempo una branca dell'etica. La tradizione dell'economia collegata all'etica risale ad Aristotele, che nell'Etica Nicomachea collega l'economia alle attività sociali, al fine di raggiungere il bene umano, e scrive: "certo, questo bene è desiderabile anche quando riguarda una sola persona, ma è più bello e più divino, se riguarda un popolo e le città".
Facendo un grosso salto di secoli, un filosofo moderno della politica, Marramao, ha affermato che il buon funzionamento di un mercato, libero e concorrenziale, in una società democratica, dipende da regole interiorizzate dai soggetti economici, e richiede un elevato coefficiante di autoresponsabilizzazione fra coloro che vi agiscono ed anche un forte senso di responsabilità sociale, altrimenti la stessa società del mercato sprofonda in una sorta di logica della giungla dove prevale chi è più spregiudicato.
Il mercato globalizzato, i consumatori, le istituzioni, i legislatori sollecitano sempre più le imprese ad adottare comportamenti eticamente corretti ed al rispetto dei valori che garantiscano un business sostenibile nel medio-lungo termine.
Nelle imprese sta prevalendo la concezione che fra impresa e società esiste un legame di reciprocità.
Gli utenti sempre più scelgono un'azienda per la sua reputazione, per la sua integrità, per i suoi atteggiamenti nei confronti della società e si afferma sempre più il concetto di responsabilità sociale dell'impresa ed il Codice Etico è uno dei principali strumenti per aiutare in tale direzione.
Il Codice Etico, del quale sempre più imprese si dotano, orienta la condotta delle azioni quotidiane di tutti i collaboratori e rende soprattutto espliciti i valori di riferimento intorno ai quali l'impresa orienta la propria politica comportamentale.
Maurizio Ridolfi parla di "tre Italie": quella delle "garanzie" dei pensionati, dei dipendenti pubblici e delle grandi imprese, quella del "rischio", degli artigiani e dei commercianti, e quella della "forza", che si fonda sul controllo dell'economia e del territorio da parte della criminalità organizzata ed ha nella politica locale, fatta di favori, clientela, abusi, ingerenze, il suo ingranaggio chiave.
Il fatturato delle attività criminali in Italia si aggira fra i 150 ed i 170 miliardi di euro all'anno, che attraverso prestanome viene investita nelle imprese che producono beni leciti, in tutti i settori: dalla sanità privata all'edilizia, al movimento terra, in ipermercati, in strutture turistiche ed alberghiere e di svago.
I membri delle organizzazzioni criminali detengono una quota rilevante delle attività economiche e finanziarie in apparenza perfettamente legali, tendono ad estromettere le imprese legali, assumendo il monopolio in certe zone del territorio.
Nascono imprese a partecipazione mafiosa. Attraverso professionisti insospettabili, il capitale mafioso si insinua nelle imprese in difficoltà e se ne appropria poco a poco, espelle le modalità legali di agire nel mercato e mina la libera concorrenza con altre imprese sane.
Per dare uno strumento di riferimento per contrastare questo flusso economico illegale, per proteggere l'integrità aziendale, abbiamo redatto un Codice Antimafia per le Imprese, presentato in Banchitalia ed in Confindustria.
Questo Codice è a disposizione degli imprenditori che volgliono tutelare e garantire i valori e l'integrità della propria attività imprenditoriale, a garanzia delle proprie aziende e del proprio mercato di riferimento.